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No Natale? No fatturato! Attenzione a quel che rischi

6 Novembre 2025 - BLOG
No Natale? No fatturato! Attenzione a quel che rischi

Sai che se, anche solo per pigrizia, rinunci a introdurre piatti che richiamino il clima delle feste, accetti di perdere una quota di spesa aggiuntiva che i clienti, in questo periodo, sono disposti a sostenere?

Questo non deve assolutamente capitare!

Secondo FIPE-Confcommercio, il mese di dicembre da solo rappresenta mediamente il 15–18% del fatturato annuo dei pubblici esercizi, con un anticipo visibile già da metà novembre (la prossima settimana!), quando la propensione alla spesa fuori casa cresce del 10% rispetto ai mesi precedenti.

Gran parte di questa spinta arriva proprio dal consumo della pausa pranzo fuori casa, momento in cui il cliente cerca piatti più caldi, rassicuranti e simbolici.

Le analisi di CGA by NIQ sul fuori casa italiano mostrano che, nel trimestre novembre–gennaio, i locali che introducono offerte stagionali (piatti o menù tematici) registrano fino al 12% in più di scontrino medio rispetto a chi mantiene un menù invariato. Il dato è coerente con il comportamento d’acquisto: la pausa pranzo “emotiva” — quella che fa percepire il valore dell’occasione — induce il cliente ad aggiungere una portata o una bevanda extra, spingendo la marginalità.

Tradotto nel tuo contesto: un bar con una media di 80 coperti al giorno e uno scontrino medio di 15 euro perde oltre 1000 euro di fatturato a settimana, se non differenzia l’offerta nel periodo prenatalizio. È un effetto che si amplifica nei locali di prossimità agli uffici, dove la pausa pranzo si trasforma in momento di “pausa sociale” e il cliente è più predisposto all’acquisto d’impulso, soprattutto davanti a piatti che evocano le feste.

Il motivo è anche psicologico: da novembre il consumatore entra in una fase di disponibilità emotiva alla spesa, associata alla convivialità. Piatti come lasagne bianche, vellutate di stagione, panini gourmet con ingredienti tipici invernali o dolci monoporzione natalizi generano una percezione di valore superiore del 20–25%, pur avendo costi vivi di produzione minimi.

Come detto all’inizio: è da novembre che il cliente inizia a cercare suggestioni stagionali, profumi di cannella, agrumi, creme calde, piatti al forno. Arrivare tardi equivale a lasciare sul tavolo settimane di fatturato supplementare e a perdere visibilità competitiva.

In sintesi: non creare atmosfera natalizia in pausa pranzo significa rinunciare a una crescita potenziale del 10–15% del fatturato mensile. Per un bar medio equivale a qualche migliaio di euro persi tra novembre e dicembre, ma soprattutto a un’occasione mancata per consolidare fidelizzazione e percezione di qualità. Coraggio allora: il tuo consulente Ristopiù Lombardia ti attende per aiutarti a costruire una proposta adatta alle prossime settimane… buon lavoro! Clicca qui per richiedere un appuntamento. 

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